Il Barocco nella lingua italiana - 1

Luglio 31st, 2006
Capita di sentire nella nostra lingua espressioni veramente bizzarre, partorite da menti al confine fra la follia ed il genio. Ad accomunarle troviamo l’assoluta assenza di tali espressioni nella lingua parlata, spesso per sottolinearne l’importanza. Uno straniero, dovendo giungere ad una traduzione nella propria lingua, molto probabilmente si darebbe al cantonese o all’arabo.

Humus fertile per tali espressioni è spesso la pubblicità, oltre ad altre situazioni o ambiti strani in cui occorre manifestare superiorità nei confronti di chi legge. Ecco alcuni esempi.

“Aerare il locale prima di soggiornarvi”. Come molte altre espressioni bizzarre, l’italiano utilizzato è corretto, non fa una piega. Rimane qualche dubbio sull’uso corrente. Immaginate un marito che, giunto a casa dopo una giornata di lavoro, si rivolga così alla moglie: “Barbara, aera il salotto, poiché è mia intenzione soggiornarvi a breve!”. Si accettano scommesse su cosa parta prima, se la telefonata allo psicanalista o quella all’avvocato per il divorzio.

“Acqua Potabile”. Uno straniero mette mano al vocabolario, cerca “potare” e vede che è sinonimo di “tagliare”, quasi sempre riferito al mondo vegetale. In realtà è un residuo del tardo latino “potare”, che significa proprio “bere”. Peccato che in qualsiasi altro ambito significhi “tagliare”. Decidiamoci: o latino, o italiano. Nel frattempo lo straniero è entrato in un bar e morirà col dubbio, mentre se è particolarmente sveglio chiederà subito qualcosa da potare.

“Essere raggiunti da un avviso di garanzia”. La prima parte è quasi pittoresca. Mi immagino l’inquisito correre a più non posso, affiancato suo malgrado da un foglio A4, più veloce di lui. Oppure lo stesso foglio A4 è brandito da un rappresentante delle forze dell’ordine, anch’esso più veloce del destinatario del provvedimento.

“Secchezza delle fauci”. Ammetto di ridere ogni volta che lo leggo. Si trova esclusivamente sui foglietti illustrativi di alcuni farmaci, chiamati anche “bugiardini” (sembra che si chiami così a causa delle promesse miracolose dei primi farmaci con i quali era allegato). Più che un farmaco per esseri umani sembra più un prodotto da veterinari, magari specifico per draghi di komodo o per belve della savana. Avete mai sentito un dentista intimarvi di aprire le fauci?

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20 euro, tre album al prezzo di uno!

Luglio 26th, 2006

Se da una parte è comprensibile lamentarsi del prezzo raggiunto dai CD, da un’altra è indubbio che qualche realizzazione valga ben più dei 20 Euro e passa che costa. Soprattutto quanto riguarda alcuni vecchi album, quando ancora si registrava alla vecchia maniera. Spesso un album ne nasconde altri due. Attaccamento sentimentale e passione irrazionale per alcuni dischi? Non solo, c’è molto di più, con solide basi oggettive. Alcuni album in realtà contengono altri due album o brani completamente differenti. Ecco alcuni brani “3 in 1″.

Simon and Garfunkel, The Defintive Collection, brano Wednesday morning, 3 A.M.

Il bellissimo e malinconico brano basa il suo fascino sull’intreccio di due voci. Si possono però ascoltare 2 brani distinti, giocando di panning, ovvero sfruttando il bilanciamento destra-sinistra dell’uscita stereo.

Panning a destra: Versione Paul Simon.
Panning a sinistra. versione Art Garfunkel.

Album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, The Beatles, brano When I’m Sixty-Four.

Oltre al classico brano conosciuto un po’ da tutti gli appassionati dei Fab Four, si possono avere altre due versioni, sempre seguendo il metodo precedente.

Panning a sinistra: Paul McCartney canta accompagnato solo da basso e batteria, regalandoci una versione minimale del piacevole brano.
Panning a destra: tutti i clarinetti sono qui, ed il brano così riprodotto ci regala la versione Karaoke. Ospite d’eccezione John Lennon a farvi da seconda voce. Wow!

Album Revolver, The Beatles, brano Yellow Submarine.

Tutti conosciamo lo scanzonato brano in cui Ringo Starr fa sfoggio delle proprie virtù canore, fortunatamente limitate a pochi altri esperimenti. Ebbene, siamo di fronte al classico brano “uno e trino”, la summa del 3 in 1.

Panning a destra: versione quasi esclusivamente canora. L’impressione è quella di sentire Ringo che canta sotto la doccia, con tanto di rumore dell’acqua e stecca iniziale.
Panning a sinistra: si otterrà la versione Karaoke del famoso pezzo, sulla quale potrete cimentarvi in slanci canori nell’intimità della vostra auto.

Sono tempi andati, ormai nessuno registra più così. Attenzione quindi a lamentarvi per il costo di alcune vecchie produzioni: venti euro per tre album è un prezzo fin troppo onesto!

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Il venditore del Folletto Vorwerk

Luglio 19th, 2006
Nella vita prima o poi capita a tutti.

Aprirete la porta di casa ed eccolo lì, in tutto il suo splendore. E’ il venditore del Folletto, l’aspirapolvere tuttofare della Vorwerk conosciuto da tutti a livello interplanetario.

Non esiste nulla che lo fermi. Se l’appuntamento è alla mezzanotte di San Silvestro nel parcheggio del supermercato sotto casa, lui ci sarà. Non ci sarà vento, pioggia, grandine, calamità naturale od evento socio-politico ad ostacolarlo. Sarà lì: sorridente, impeccabile, incurante di ciò che lo circonda ed interessato solo a due cose, ovvero voi e il contratto.

Il mondo potrebbe finire in quel momento, ma nulla gli toglierà il sorriso complice che farà nel vedervi, come uno squalo che vi accoglie mettendosi la bavaglia.

Come un supereroe estrarrà un Folletto dalla tasca, o ancora meglio dal nulla, e partirà con una dimostrazione che a suo dire eliminerà ogni presenza, essere o polvere maligna con cui fino ad ora avete inspiegabilmente convissuto senza conseguenze.

Tutto è nato da una telefonata cordiale ma insistente; presi per sfinimento, avete accettato l’incontro. Tutto calcolato. Quello che non sapete è che diventare venditore di Folletto Vorwerk è un punto di arrivo, è l’Olimpo del venditore porta-a-porta, dove solo i migliori arrivano.

Il Conclave Verwerk vi ha mandato un “collaboratore”, che con perizia parla di agonie di acari, suicidi di massa di batteri al solo comparire del logo Vorwerk in casa vostra, disintegrazione della polvere grazie al rivoluzionario accessorio protetto da 100 brevetti che solo il Folletto può vantare.

Sembra un direttore d’orchestra, ma al posto della bacchetta brandisce un Folletto: tende, divani, pavimenti, soffitti, movimenti che vuole farci credere essere di ordinaria amministrazione quotidiana, facendoci sentire rozzi incivili.

E’ difficile dire di no al Professionista della vendita, vi sentite quasi in colpa. A frenarvi in tempo è il prezzo spropositato ch vi hanno detto gli amici. Non chiamatelo così in sua presenza, ma è un’aspirapolvere da 800 euro.

Praticamente eterno, ma è un’aspirapolvere o meglio, la gente poi lo userà così. Con calma e professionalità, il Re dei Venditori se ne andrà, promettendo una seconda dimostrazione più avanti.

In fondo lo sa: 6 milioni di casalinghe e casalinghi hanno detto si dalle origini del Folletto ad oggi, solo in Italia. Per lui non è una sconfitta, ma una sfida. Lo squalo mette via la bavaglia, ma tornerà quando sarete pronti: il suo naso sarà il primo a saperlo.

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L’ordine dei camerieri

Luglio 6th, 2006
Poche categorie lavorative vantano una biodiversità così marcata come quella dei camerieri. Non c’è limite di età, sesso, titolo di studio, nazionalità, colore della pelle, QI che possa frapporsi come ostacolo fra un essere umano e la professione di cameriere. E’ una categoria molto interessante che va esaminata a dovere. Cercherò di riassumere le tipologie più diffuse, in base alla mia esperienza non certo vasta, sperando di tracciare il profilo del dapifero medio.

Tipologia SAA (stampante ad aghi)

Giunge con passo marziale nei pressi del vostro tavolo, prendendo composto le ordinazioni, che trascrive ad una velocità smodata sul blocco di carta. Freddo ed efficente come un cecchino, difficilmente sbaglierà un ordine, se non molto raramente e di proposito, solo per dimostrare che è umano.

Tipologia Treccani

Per non correre il rischio di sbagliare, trascrive tutto, compresa la punteggiatura e le eventuali telefonate in corso. Le pagine del suo blocco vengono riutilizzate come sceneggiatura di Vivere. La raccolta degli ordini richiede dai 3 ai 5 minuti per persona ma, statene certi, tutto sarà rispettato. Alla lettera.

Tipologia JNP (Jamaica, no problem!)

Passa metà del proprio tempo a fumare fuori dal locale, buttando un’occhiata distratta verso i clienti, in attesa da circa 30 minuti. Raggiunge il tavolo sbuffando, e solo dopo il terzo richiamo. E’ troppo pigro per scrivere, e tenta di ricordare tutto, sperando in ordini semplici. Quando questo non avviene, sfrutta la potenza di un secondo sbuffo per tornare al bancone a recuperare penna e blocco, facendo una pausa sigaretta per vincere la noia del tragitto.

Tipologia Kali

Magro come un maratoneta, lo si vede uscire dalle cucine con circa venticinque portate. Sfrutta ogni minimo appoggio offerto dalla parte superiore del corpo umano, fra cui il deltoide e la nuca. Conosce il menù a memoria e lo sa esporre in 11 lingue diverse. Vederlo girare per la sala è come assistere ad un balletto russo, tutto grazia e leggerezza. Solo per educazione non lancia con precisione millimetrica le portate di fronte ai rispettivi clienti, che serve rispettando rigorosamente il copione “prima le donne”. Questo lo porta a percorrere diversi chilometri in più ogni sera, ma per la professionalità questo ed altro.

Tipologia Logorroico

E’ una tipologia perfida. Finge di ascoltare la vostra ordinazione, per poi suggerirvi i piatti del giorno facendovi credere che il cuoco non aspettava che voi per farvi assaggiare alcune specialità rare (e preziose) come i diamanti neri. Se ordinate una pizza margherita vi verrà consigliato un filetto di vitello, bovino direttamente allevato dal cuoco e macellato solo ed esclusivamente per voi, con contorno di patate “à la Maurice” (patate lesse), gioia dei palati più fini. Se osate chiedere ancora la pizza, otterrete uno sguardo fra lo sdegnato e l’offeso, al quale immaginate seguirà una sfida a duello.

Tipologia Olga mon amour

Alta, bella come una Venere, spesso bionda, con un sorriso a 250 denti. Mentre prende l’ordine sorride, e voi anche. In realtà non ha capito nulla, è giunta dall’Europa dell’Est da tre giorni e non sa una parola della vostra lingua. Avete ordinato un piatto di spaghetti con una birra ed è arrivato un luccio in carpione con un Montenegro. Fa nulla, uscite contenti e con un sorriso ebete. E tornerete, molto presto. Vestiti meglio, tutti profumati.
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La Terra è piatta?

Luglio 4th, 2006
La terra potrebbe essere piatta.

Sono diversi gli indizi a favore di questa teoria, non ultima quella che prevede una falla spaziale ai margini, che permette di rientrare dalla parte opposta senza accorgersene. Un po’ come il PacMan, gioco nel quale esisteva un’apertura nel quale il Nostro si infilava e riappariva magicamente dall’altra parte dello schermo.

Ecco, potrebbe funzionare esattamente così con qualsiasi cosa raggiunga i margini del disco chiamato Terra, siano essi aerei, navi o Soldini in navigazione solitaria. Si arriva in un punto imprecisato e zac, si riappare dalla parte opposta, senza che chi compia questo salto spaziale se ne accorga. Da qui la convinzione che la terra sia sferica.

Per quanto sia a conoscenza della teoria della gravitazione universale e del concetto di gravità e altre cosucce, da anni fatico a prendere sonno pensando che i cinesi o meglio i neozelandesi sono a testa in giù rispetto a noi. No, non riesco a farmene una ragione.

Poco contano le immagini dai satelliti, che potrebbero anche non esistere, così come poco contano le foto degli astronauti: c’è da fidarsi? Sicuramente sono andati sulla Luna, anch’essa piatta, ma questo non interferisce con la teoria della Terra piatta.

Mi convincerò quando qualcuno si deciderà a scavare un bel buco fino in Cina, e riuscirò a vedere Chang (il nome del cinese medio) nell’estremità opposta della cavità. Prima no. Eh, ci dicono però che ciò è impossibile, perché il centro della Terra è caldissimo e fluido, cosa che renderebbe impossibile realizzare il tunnel della verità.

Palle. Riconosco solo che più si scava e più la temepratura cresce. E’ ovvio che sia così: sull’altro lato, sotto di noi, c’è l’inferno.

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Portogallo, arrivo

Giugno 30th, 2006

Ho una teoria in mente, ma devo approfondirla. La Terra potrebbe essere piatta.

Partirò domani per il Portogallo proprio per saperne di più. Fisserò per due giorni l’orizzonte sull’Atlantico e lo so che lì, da qualche parte, troverò la risposta che cerco.

A presto.

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Peli e capelli, la rivoluzione tricotica

Giugno 27th, 2006
Milioni di persone, ogni giorno, investono miliardi di euro in lozioni contro la caduta dei capelli, o in capelli finti. Altri milioni di persone, spesso le stesse di prima, conducono una lotta quotidiana e persa in partenza contro i peli ritenuti superflui, indicati col nome di barba. Non sono esenti le donne, salvo diverso nome e locazione del pelo ritenuto in più, spesso sulle gambe o sotto le ascelle.

La nostra vita è condizionata dalla presenza o assenza di pelo o capelli. E’ ora di ribellarsi ed invoco una rivoluzione tricotica.

Il capello cresce e se non viene tagliato diventa molto lungo e muore, talvolta per sempre. Il pelo subisce torture e sevizie, non viene coccolato con shampoo e balsami per tutta la vita, è malvisto, cresce poco si, ma tutte le mattine si ripresenta davanti allo specchio con un orgoglio di granito e uno sguardo sprezzante e beffardo. Sempre. Tutte le mattine.

Sono giunto alla conclusione che è una questione di carattere, ma il problema non è suo ma nostro. E’ folle lottare per tenere in vita uno fino all’accanimento terapeutico e cercare di sopprimere con armi chimiche e da guerre stellari (il laser!) l’altro.

La mia personale rivoluzione prevede, come di regola, il dialogo. Si fanno convivere il bulbo del capello con quello pilifero su un substrato organico, sperando che per noia i due vengano al dialogo ed il bulbo pilifero sveli il suo segreto al capello, e viceversa.

A parti invertite infatti i nostri amici cheratinosi avrebbero pace eterna. E’ risauto però che millenni di lotta abbiano plasmato il carattere del bulbo pilifero, rendendolo rozzo e scontroso, difficilmente incline a riverale i propri segreti figli di lunghe battaglie.

Allo stesso tempo il capello mal digerirebbe di venire ignorato, dopo aver passato una vita fra attenzioni, essenze al cocco e shampoo alla mela verde. Un obiettivo ambizioso dunque, destinato quasi sicuramente ad un nulla di fatto.

Esaurite le vie diplomatiche, si passerebbe ai metodi drastici. Invece di trapiantare capelli al posto dei capelli, trapiantiamo i peli! Colui che lo farà per primo sarà miliardario, in euro. Si avrebbero capelli nuovi, a tutti gli effetti peli cresciuti di rango sociale, indistruttibili e tenaci. Molti peli più di tanto non crescono, ok, ma sempre meglio di nulla.

Trovare un donatore di pelo poi sarebbe semplicissimo, vista la guerra che giornalmente l’uomo gli dichiara. Via i peli sul viso o su altre parti del corpo, destinazione testa! Si risolverebbero due anzi tre problemi in una volta sola.

Mai più calvi, basta farsi la barba e addio cerette. Possibile che nessuno ci abbia ancora pensato?

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Rotonde, che passione

Giugno 24th, 2006

E’ successo tutto all’improvviso.

Dall’oggi al domani, come quando in altri tempi ti svegliavi, ti guardavi allo specchio e lo trovavi lì, un bel brufolo pacioso in piena fronte, orgoglioso e fiero.

La faccenda però in questo caso è più duratura, ed in grado di condizionare ben più di un adoloscente. Ti svegli un mattino, ed una strana forma di acne stradale ha fatto spuntare dal nulla alcuni enormi brufoli nel bel mezzo degli incroci, chiamati rotonde.

Un’incompatibilità caratteriale ha inoltre provocato la fuga dei semafori, radunatisi probabilmente in un vecchio magazzino a parlare dei tempi andati. Ma questa è un’altra storia.

La rotonda porta con sé alcuni vantaggi: basta attese assurde di fronte ad un semafono rosso alle 3 di notte, ora in cui la vostra è l’unica auto circolante nel raggio di 10 chilometri, oltre all’obbligo di rallentare agli incroci. In teoria.

La gente ha inizialmente guardato il neo-brufolo stradale con sospetto, studiandolo attentamente. Ne esistono di diverse varianti: spogli, con boschi di cartelli stradali o improbabili oasi di lussureggiante flora tropicale, mentre altri sono utilizzati per posizionare statue di dubbio gusto ammassate da tempo nei magazzini comunali.

A distanza di anni i tempi sono maturi per capire come l’homo guidans si sia adattato alla nuova realtà. Dopo un lungo periodo di studio infatti sono emersi diversi comportamenti tipici per affrontare le rotonde.

1. Metodo 123TZ (1,2,3, Tempo Zero)

Il pilota, dopo un rapido sguardo all’interno della rotonda, porta il veicolo ad una velocità doppia di quella imposta dal codice per quel tratto stradale, ed effettua in 3 decimi di secondo 3 sterzate (destra, sinistra, destra), per poi proseguire fischiettando, pago del gesto sportivo.

2. Metodo Prudente

Il pilota, di regola nato a cavallo del primo conflitto mondiale, compie per scrupolo 3 giri della rotonda, valutando bene l’uscita da prendere. L’operazione richiede in media dai 7 agli 8 minuti, e culmina spesso con la scelta dell’uscita sbagliata.

3. Metodo Metronomo 200bpm (per soli motociclisti)

Simile al metodo 123TZ, il pilota effettua 3 pieghe da brivido in motocicletta, indipendentemente dalla tipologia del mezzo.

4. Metodo pari o dispari

Due piloti sopraggiungono alla rotonda da due ingressi adiacenti. Il Codice cede il passo ad un dialogo di sguardi, tuttora avvolto nel mistero, che stabilisce le precedenze. In assenza di sguardi la precedenza è automaticamente assegnata al mezzo più grosso o ad una donna possibilmente giovane e bionda, qualora la tipologia del mezzo la renda visibile.

5. Metodo Lupin

Il pilota, pur sapendo di essere in torto e con altri mezzi all’interno della rotonda, fà sua la precedenza, insinuandosi fra due mezzi con uno scatto felino, fingendo nell’ordine: indifferenza, padronanza della situazione e calma interiore.

6. Metodo Morricone

Spesso localizzato in prossimità di rotonde molto piccole, prevede la partecipazione di 3 piloti, che sopraggiungono alla rotonda in contemporanea. Tre piedi si alzano dall’acceleratore ed inizia la lotta di sguardi. Si spengono le autoradio, si avverte in lontananza la musica del “triello” di Morricone, scena del cimitero. Il tempo si ferma. L’atmosfera è tesa, come prima di una rincorsa di un rigore ad una finale del Mondiale. Un rivolo di sudore si fa strada nelle fronti. Quasi all’unisono partono tre scalciate verso l’acceleratore. Vincerà solo uno, gli altri freneranno, pregando che nel frattempo non sopraggiunga un pilota prudente.

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Paradossi informatici - il disco rigido o hard disk

Giugno 22nd, 2006

Tutti sanno bene o male cosa sia un disco rigido. Trattasi di quel parallelepipedo metallico che fa le fusa all’interno del vostro PC, permettendovi di archiviare i vostri dati e di ospitare inoltre il sistema operativo.

Tutti avranno memoria dai tempi della scuola del principio della dilatazione termica. Più si scalda un corpo, più questo si dilata. Ebbene, ogni volta che accendiamo il computer non ci rendiamo conto di vivere un paradosso in diretta.

Il cuore del disco rigido è costituito da uno o più piatti e da un numero variabile di “braccetti” che terminano con una testina di lettura e di scrittura. Immaginate i vecchi dischi in vinile, i cari vecchi 33 giri, con relativo braccio con puntina. Ecco, la situazione è identica grosso modo. Cambia al massimo il numero di testine e piatti/vinili.

A PC spento il disco si trova di fatto alla temperatura ambiente, temperatura che però sale di circa 20 gradi dopo un po’ di tempo che il PC è acceso. I piatti del disco rigido, quindi, si dilatano, si espandono. Di poco, anzi pochissimo, ma anche le “tracce” dove vengono archiviati i dati sono molto sottili.

Primo Paradosso di B

Formattare un disco rigido subito dopo aver acceso il PC porterà ad una capienza X. Formattare un hard disk caldo, porterà ad avere una capienza X più qualche cosa, ovvero un disco più capiente.

I soliti scettici potranno ipotizzare che la testina non va “più in là” di un tot, quindi anche con piatti caldi con un diametro maggiore la capienza non aumenta. Vi aspettavo al varco. La testina è di fatto un corpo allungato, che in condizioni di aumento di temperatura si allunga, raggiungendo quindi zone più “esterne” del normale, aumentando lo spazio utilizzabile e di conseguenza la capienza. Vale in ogni caso il primo Paradosso. Anche perché la testina non è tangente al disco nella zona esterna.

Corollario al Paradosso di B

I dati archiviati nella zona dilatata a disco caldo verranno persi al prossimo riavvio, in quanto la stessa zona a temperatura ambiente non esiste.

Nel mondo ci sono montagne di GByte che nascono e muoiono, e nessuno se ne accorge. L’ho detto, sono paradossi. Ma la dilatazione termica non è un paradosso.

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Calcio e referendum

Giugno 21st, 2006

(sonetto, endec. ABBA ABBA CDE CDE)

Nazion ormai già persa nel pallone
in gabbia il “nostro” re, sua maestade
si riempion di bandiere le contrade
si attende trepidanti il sol leone

Sottile si diverte e fa ‘l gigione
cartelli “SI!” e “NO!” giù per le strade
Prodi e Berlusca affilano le spade
Casini aspetta là, calmo e sornione

Ma all’Italia ciò poco interessa
d’un certo peso sembra essere solo
sapere se sul campo sarem scaltri

E se doman sarem zona depressa
Ci troveremo con il cul al suolo
Senza saper perché, incolpando altri

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